Questo libro vuole essere soprattutto un atto d'amore verso San Floro, che mi ha dato i natali. Non ho assolutamente coltivato l'ambizione di fare sfoggio di esibizionismo erudito nella raccolta delle più disperate tradizioni che ogni paese, per piccolo che sia, si porta con sé.
    Ogni nostro paese vive del solco delle sue tradizioni, che spesso possono essere comuni anche a più paesi, ma che, se considerate con attenzione, possiedono, sotto molti aspetti, elementi specifici che bastano da soli a caratterizzare la vita di ogni singolo paese. In fondo, la storia è fatta di tante piccole pietruzze, le tesserae dei mosaicisti, che, messe assieme in vario modo e secondo determinati colori, contribuiscono a formare il quadro d'insieme di ampio respiro, la storia, appunto.
    Se noi di ogni nostro paese o città potessimo avere dei bozzetti particolareggiati sul tipo di quello che io ho tentato di fissare per il mio paese ( e se ci sia riuscito pienamente, potrà giudicarlo solo il lettore), sono convinto che la storia della nostra Italia apparirebbe illuminata di una luce più viva e più realistica al tempo stesso. Perché la storia non è fatta solo o soltanto di rievocazioni di battaglie più o meno fortunate, o di rivoluzioni, o di affermazioni di potere personale, ma è fatta anche, e direi soprattutto, della vita vissuta da ogni singolo individuo, quella vita che sommata a quella di tutti gli altri individui, offre il canovaccio per il grande quadro che è la «storia».
    Questo è ciò che io ho voluto fare per il piccolo centro di San Floro: e spero che dal mio lavoro traspaia tutto l'amore che io porto alla mia terra, al suo modo di essere e di vivere, in una parola, alla sua civiltà.
Il mio appagamento poggia sulla considerazione che nessuno ha finora tentato per San Floro ciò che io ho qui voluto fare: e mi auguro che il mio modesto esempio possa contribuire a stimolare altri e fare per la loro terra altrettanto, e anche meglio, di quanto io non abbia saputo fare per la mia.
    Scorrendo le pagine del libro ci si imbatterà in usi del nostro paese ormai scomparsi, in personaggi che non si aggirano più per le nostre vie, in lavori artigianali oggi non più praticati, in amici che tornano alla memoria, per riallacciare ancora il presente al passato in un vincolo d'amore e d'affetto. Si vuole infatti far risalire i più giovani a un passato di cui non dovranno vergognarsi e i meno giovani al ricordo di «tempi che furono», suscitando, forse, in questi ultimi un po' di nostalgia.
    Sento qui il bisogno di ringraziare, per l'incoraggiamento e la collaborazione, anzitutto Rita, mia moglie, e i miei genitori per l'apporto derivante da una conoscenza più antica delle tradizioni del nostro paese.
    Doverosamente ringrazio anche il Cav. Prof. Giovanni Procopio per i molteplici spunti offertimi e soprattutto per il grande amore da lui dimostrato per tutto ciò che ha sapore sanflorese.
    Una particolare riconoscenza sento di esprimere nei confronti del Prof. Vincenzo Licitra, che pazientemente mi ha guidato in queste ricerche, cercando di farmi apprezzare i valori eterni della cultura, e mi ha onorato della sua firma nella premessa, che inquadra questa mia fatica nel grande alveo degli studi folcloristici.

Antonio Bressi

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