A. Bressi – G. Procopio, S. Floro e i suoi devoti

    Questa breve pubblicazione dedicata a “S. Floro e i suoi devoti” ha due pregi, che mi piace subito rilevare.
    Il primo è quello che riguarda la cittadina stessa che porta il nome del Santo. Gli autori denominano San Floro come un piccolo borgo antico, arroccato su una collina nel cuore della Calabria, da dove si può scorgere il Mar Ionio ma anche il Tirreno; paese affascinante per la natura, ma anche per il suo popolo che conserva ancora intatti quei valori umani e cristiani che sono propri di una civiltà rurale, contadina e artigiana, non inquinata da quelle modernità che tutto dissacra. Questi valori sono la fede, espressa nella tipica religiosità popolare, incentrata nella devozione al Patrono S. Floro, la famiglia come perno di ogni sicuro rapporto umano, il lavoro come necessaria fatica per il pane quotidiano. Un paese che l’emigrazione ha impoverito, ma che resta sempre un richiamo nostalgico per chi il lavoro ha portato lontano e che si appaga soltanto col ritorno per partecipare e rivivere le feste patronali.
    L’altro pregio riguarda proprio il racconto della vita del Santo Martire Floro la cui vicenda si intreccia tra storia e leggenda. Bene hanno fatto gli autori a non addentrarsi nella analisi storica di quella vita, ma di limitarsi a riportare in latino, con traduzione italiana, quanto i Bollandisti hanno raccolto negli Acta Sanctorum riguardo a S. Floro.
    Io stesso ebbi felice occasione di celebrare a San Floro la festa del Patrono ed ho potuto constatare quanto grande sia la devozione del popolo sanflorese per il loro Santo, ma al tempo stesso quanto orgogliosa sia la gente di San Floro, residente o emigrante, per la storia, le tradizioni popolari e religiose della propria terra.

Giovanni Marra
Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia

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